Notule
(A cura di LORENZO L. BORGIA & ROBERTO COLONNA)
NOTE
E NOTIZIE - Anno XXIII – 10 ottobre 2026.
Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org
della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia”
(BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi
rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente
lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di
pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei
soci componenti lo staff dei
recensori della Commissione Scientifica
della Società.
[Tipologia del
testo: BREVI INFORMAZIONI]
Meccanismo del danno con ansia e panico causato
dall’assunzione di cannabinoidi. È stato da tempo
accertato e confermato che i cannabinoidi precipitano crisi d’ansia e reazioni
di panico nell’uomo, e che possono accrescere le risposte difensive associate a
minaccia nei roditori, in maniera dipendente dalla dose e dal contesto. Le
dinamiche neurali alla base di questi effetti sono state finora poco indagate.
Farhana Yasmin e colleghi hanno dimostrato nel topo che gli endocannabinoidi accrescono,
con entità dipendente dalla dose, le reazioni di difesa alle minacce e
l’attività dei neuroni a somatostatina (SOM) dell’amigdala centrale
(CeA) richiesti per l’aumento della reazione di evitamento da cannabinoidi, ma
non per il freezing. I dati dimostrano che l’uso di cannabinoidi sopprime
il controllo inibitorio locale da parte dei neuroni GABAergici, causando
l’anomala attivazione dei neuroni SOM della CeA. In altre parole, l’uso di
cannabinoidi distrugge un controllo fine naturale presente nei circuiti
dell’amigdala che mediano le risposte emozionali, creando uno squilibrio
funzionale, che nell’uomo può causare crisi di ansia improvvise o attacchi di
panico. [Cfr. Nature Communications – AOP doi: 10.1038/s41593-026-02437-3,
2026].
Malattia di Alzheimer: come distinguere
l’invecchiamento dalle fasi precoci della malattia. Alcuni
tratti morfo-funzionali del cervello senescente coincidono con quelli che si
presume possano caratterizzare le fasi asintomatiche della demenza
neurodegenerativa, pertanto numerosi studi indagano la possibilità di reperire
elementi diacritici per la diagnosi. Jonathan Rittmo e colleghi, esaminando oltre
1000 volontari tra pazienti e controlli, hanno individuato differenze
nell’architettura funzionale che schematizziamo qui di seguito.
Malattia di Alzheimer:
i profili di comunicazione appaiono simili, in modo anomalo, fra regioni
corticali di ordine superiore implicate nel recupero della memoria e nella
cognizione introspettiva, mentre le reti sensoriali e motorie primarie
diventano nettamente separate e distinte.
Senescenza fisiologica:
la riorganizzazione segue una traiettoria del tutto diversa, in cui sono le
regioni che governano l’esecutività a diventare più simili fra loro, mentre fra
le reti periferiche emergono pattern distinti. [Cfr. Nature
Neuroscience – AOP doi: 10.1038/s41593-026-02402-0, 2026].
Come gli oligodendrociti conoscono la
dimensione dell’assone per fare la guaina mielinica a misura?
Gli oligodendrociti usano il canale ionico meccanosensitivo Piezo1 per rilevare
calibro e diametro delle fibre nervose e, conseguentemente, determinare di
quanto ogni segmento mielinico si debba estendere. Da quanto è risultato dallo
studio condotto da Amanda R. Young e colleghi, il tempo in cui si effettua la
stima è della massima importanza: Piezo1 è criticamente attivo durante le fasi
precoci della mielinizzazione. [Cfr. PLOS Medicine – AOP doi: 10.1371/journal.pbio.3003992,
2026].
CLOK: un sistema di codifica cromatica
dei neuroni per data di nascita che rivela nuovi dati. Giulia
Faini della Sorbona e colleghi coordinati da Minory Koyama hanno messo a punto
CLOK, una strategia che consente di comprendere come i neuroni si integrano nei
circuiti nel corso dello sviluppo e contribuiscono alla loro fisiologia,
fornendo nuove informazioni per la comprensione dello sviluppo del cervello e
della plasticità funzionale. CLOK consente in vivo di etichettare per data
di nascita i neuroni e le loro strutture subcellulari, mediante una precisa
codifica cromatica basata sulla tecnologia HaloTag, con la sua ampia
gamma di ligandi fluorescenti. CLOK costituisce realmente un nuovo strumento di
ricerca, potente e flessibile, per l’analisi ottica della maturazione dei
circuiti nello sviluppo e nei vertebrati adulti in azione. [Cfr. Nature
Neuroscience – AOP doi: 10.1038/s41593-026-02423-9, 2026].
Età biologica e crono-salute cerebrale si
possono desumere analizzando la voce. Uno studio
multicentrico, che ha esaminato l’esecutività verbale di 2928 volontari, ha
dimostrato che modelli di ML (machine learning) possono inferire e
desumere correttamente l’età biologica di una persona e lo stato di salute del
suo cervello. Hernan Hernandez e colleghi hanno definito uno strumento di
analisi basato su modelli ML come “speech clock”, in grado di misurare
lo “speech age gap”, che si è rivelato perfettamente corrispondente
all’età cerebrale determinata mediante neuroimmagine, all’età corrispondente
allo stato di metilazione del DNA, alla presenza di biomarker per la
malattia di Alzheimer come plasma p-tau217 e all’influenza di condizioni di
vita disagiate. [Cfr. Science Advances – AOP doi: 10.1126/sciadv.aef.9864,
2026].
Una tartaruga a due teste ha due
cervelli che differiscono notevolmente per “personalità”. La
bicefalia negli animali è un evento rarissimo ed è, per questo, di estremo
interesse l’osservazione comportamentale. La nascita di questa tartarughina a
Cape Cod è stata subito notata da volontari che hanno condotto lo scorso 17
settembre il piccolo rettile bicefalo presso il Cape Wildlife Center in
Barnstable (Massachusetts), dove si è dato avvio all’osservazione scientifica. Si
tratta di una tartaruga dal dorso di diamante, detta anche “tartaruga
guscio di diamante” o terrapin, una specie acquatica delle paludi
costiere salmastre del nordest e del sud degli Stati Uniti d’America e delle
Bermuda. Il suo areale è tra i più vasti dell’America Settentrionale, andando
dalle Keys della Florida – le 42 isole che vanno da Key Largo a Key West a 90
miglia da Cuba – al nord fino a Capo Cod, dove è stata trovata la nostra
neonata.
Anche se, per illustrare in forma
divulgativa le cause della bicefalia sulla rivista della Smithsonian si
è fatto ricorso al paragone con i gemelli siamesi, è importante notare che il
corpo di questa minuscola tartaruga è unico e non malformato, così che
l’animaletto può attendere normalmente a tutte le sue funzioni ed esprimere il
comportamento naturale della specie. È interessante notare che non è stato
ancora possibile stabilire il sesso, perché lo sviluppo differenziato di organi
e caratteri sessuali non si verifica così precocemente, e richiede ancora del
tempo.
Zak Mertz, CEO dei New England Wildlife
Centers, ha dichiarato: “La testa sinistra ha la più grande personalità”, come
ha riportato Sarah Kuta, la quale nota anche che un altro osservatore, ossia il
capo dei veterinari del centro, concorda e aggiunge che quella testa sembrava avere
sempre grande desiderio di agire. Dai movimenti delle due teste, si nota
l’elaborazione sensoriale indipendente e si evince che il cervello più rapido
nel giungere a una decisione guida l’azione da compiere. Non abbiamo notizia di
differenze nel comportamento alimentare che, a nostro avviso, dovrà essere
osservato con attenzione.
Anche se nel centro vi erano stati altri
due esemplari di tartarughine bicefale della stessa specie, questa sembra
offrire le maggiori evidenze di indipendenza e diversità dei due cervelli. La
nuova tartarughina nuota e mangia con un buon ritmo e non ha mostrato stasi o
incertezze dovute a conflittualità decisionale tra i due cervelli.
L’osservazione dovrà essere costante in questi giorni; in altri termini, si
dovrà approfittare di questo tempo perché, seguendo il piano abituale del
Centro, appena il piccolo rettile sarà un po’ più cresciuto sarà riportato
nell’ambiente naturale. [Fonti: Sarah Kuta, Smithsonian magazine &
BM&L-International, October 2026].
Madri di oranghi vanno in cerca di
compagni di giochi per i propri figli meno socievoli. L’Orango
è considerato la più solitaria delle grandi scimmie antropomorfe, ma ha
dimostrato di conoscere il valore della socialità. Un video che mostra una
madre che velocemente avanza sospesa tra gli alberi, portando aggrappato a sé
un figlio di quattro anni all’incontro con i coetanei, è la più eloquente prova
di quanto uno studio condotto per 15 anni nella foresta tropicale del Borneo ha
documentato. Il comportamento di queste madri non è spinto da alcuno degli
istinti di base, e prevede un costo energetico per essere attuato, e sappiamo
che la spesa energetica motoria individuale è in massima parte riservata ad
alimentazione, accoppiamento e protezione di sé. Dunque, si tratta del prodotto
di un’elaborazione cognitiva specifica, basata sul riconoscimento del valore
positivo della socialità e, naturalmente, sul volere il bene dei propri figli. [Cfr.
PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2621225123, 2026].
Volume del canto degli uccelli:
determinanti evolutivi dei segnali acustici più forti del mondo animale. João
C. T. Menezes e Jeffrey Podos, prendendo le mosse da dati di ampiezza sonora di
canto e richiami di 123 specie di uccelli, dai 64 dB di una specie di colibrì
ai 122 dB di una specie di cotinga, hanno studiato i determinanti
evoluzionistici del volume dei segnali vocali delle specie aviarie. È risultato
che le specie di maggiore taglia, con il becco più grande e ampio
in larghezza, tendono a raggiungere i volumi più alti. Al contrario, i predittori
ecologici, quali mobilità areale, densità dell’habitat e sistema di
accoppiamento, non hanno presentato effetti univoci sulla massima ampiezza
acustica dei segnali vocali.
Podos nel 2019 aveva identificato in Procnias
albus, il campanaro bianco, con il suo canto di richiamo da 125,4 decibel,
il cantore dal volume più alto del mondo. Nel nuovo studio altre due specie di
uccelli si candidano al ruolo di contendenti del primato, ma ciò che più conta è
che gli autori hanno definito i tratti biologici importanti per l’evoluzione di
questa capacità, che ha salvato alcune specie grazie alla comunicazione negli
ambienti naturali – prevalentemente tropicali – a distanze enormi, sia di
segnali di pericolo sia di richiami riproduttivi. [Cfr. Evolution – AOP doi:
10.1093/evolut/qpag153, 2026].
Documentato per la prima volta il
cleptoparassitismo del delfino comune (Tursiops truncatus). Il
cleptoparassitismo, ossia il deliberato e sistematico furto di cibo da altri
animali, è un metodo di alimentazione adottato da varie specie di differenti
taxa, ma rarissimamente documentato per le specie acquatiche. Un delfino mentre
rubava il pesce che tre cormorani stavano mangiando è stato videoregistrato per
la prima volta nel 2015, ma lo si ritenne un caso eccezionale. Ora Romney
Edward-Francis e colleghi, con osservazioni subacquee e riprese video
effettuate dal 2021, hanno documentato 11 interazioni cleptoparassitarie certe,
definendo la presenza di questo comportamento in Tursiops truncatus,
negli USA detto bottleneck dolphin o Flipper, dal nome del delfino
protagonista di una serie televisiva.
Presso la Grande Barriera Corallina,
quello straordinario ecosistema che si estende per più di 2300 km al largo
della costa australiana con centinaia di isole coralline e oltre 600 tipi di
coralli, più precisamente presso la Lady Elliot Island, sono stati
videoregistrati gli episodi decisivi.
In particolare, si vedono delfini
seguire esemplari di bigeye trevally (Caranx sexfasciatus) o grande carangide a sei bande o
carangide obeso, e ingerire le prede rigurgitate e vomitate o i resti dei pesci
mangiati dal carangide. Questo pesce tropicale, che raggiunge il metro e venti
di lunghezza e i 18 chili di peso, si alimenta senza mai espellere ciò che ha
ingurgitato. Romney Edward-Francis e colleghi hanno dimostrato che è il
delfino, attraverso suoni tonali di bassa frequenza (LFTS) e clicks, a
causare il vomito delle prede da parte del carangide, che normalmente le
digerisce senza problemi. [Cfr. Ecology and Evolution – AOP doi: 10.1002/ece.3.74270, 2026].
Scoperto tra le rocce impiegate per la
Sfinge il fossile di una nuova specie di gaviale. Quarantacinque
milioni di anni fa vi era il mare, anche se poco profondo, sulla Formazione Mokattam, che include la piana di Giza nell’Egitto
settentrionale e fu la cava calcarea del materiale per l’edificazione della
Sfinge e delle Piramidi. Oggi rimane un’area stratificata ricca di fossili, fra
cui è stato rinvenuto quello del cranio di una specie estinta, simile al
gaviale moderno. Paul Burke, il paleontologo a capo del gruppo di ricerca, ha
notato che il lungo muso del fossile è privo dell’estremità nasale, cioè manca
del naso come la Sfinge; questa coincidenza ha ispirato i ricercatori nel
coniare il nome del genere che hanno scoperto: Herugavialis,
da Heru o Horus, la divinità associata alla costruzione della Sfinge. Lo studio
volumetrico della cavità cranica fornirà informazioni sul cervello di questo
rettile acquatico. [Cfr.
Royal Society Open Science, October 6, 2026].
Notule
BM&L-10
ottobre 2026
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